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ATTO 3

 

APERTURA SU:

 

EST. MONDO DEI SOGNI DI XENA - MATTINO

 

Il sole brilla alto nel cielo quando Xena si sveglia. Si trova vicina ad una grande casa alla periferia di un fiorente villaggio. La stessa casa pare solida e spaziosa, con un tetto di paglia di recente costruzione ed un lungo portico che la circonda su tre lati. A sinistra della grande entrata, ci sono due sedie a dondolo e sullo schienale della più lontana è appoggiato uno scialle.

 

Xena sposta lo sguardo dalla casa alla città. Da quel che può vedere, sembra un luogo pacifico, felice e pieno di colore. Nessuna voce rabbiosa turba la tranquillità che avverte intorno a sé.

 

Acute risate infantili spezzano le sue fantasie, e lei alza gli occhi mentre quattro fanciulli, tenendosi per mano, le passano accanto correndo ed entrano nella casa.

 

Altre risate si levano dall'interno e attirata dalla sua naturale curiosità, Xena silenziosamente sale i due gradini del portico, e all'ombra del tetto spiovente, si sporge da dietro l'angolo per scrutare oltre la porta.

 

La stanza è piena di bambini di tutte le età che ridono e corrono su e giù nel vasto ambiente luminoso. La massa si fende per un momento e Xena si paralizza, inconsapevole di essere rimasta a bocca aperta.

 

 

Davanti a lei, su di una poltrona ben imbottita e logora dall'uso, siede Gabrielle. Molto più anziana degli anni che ha effettivamente, i suoi capelli sono divenuti di un bianco luminoso come la neve e le scendono sciolti e lunghi sulle spalle. Il suo viso è una mappa di rughe disegnate da una vita di sorrisi, e i suoi occhi, da quel che Xena può scorgere, sono ancora le splendenti gemme verdi della gioventù. Il suo corpo è smagrito, anche se l'età non l'ha piegato, ed è sempre la cosa più bella che Xena abbia mai visto.

 

Un fanciullo di non più di due anni, le giace raggomitolato in grembo, la testolina contro il suo seno, e il pollice infilato con decisione in bocca. Gabrielle lo culla dolcemente mentre i suoi occhi saettano intorno, sorvegliando le birichinate degli altri bambini intenti a giocare.

 

E per una frazione di secondo, quegli occhi incrociano quelli di Xena prima di oltrepassarli senza dar segni di riconoscimento. Xena avverte una rapida fitta di tristezza prima di capire.

 

XENA

(sussurrando)

Non può vedermi.
Grandioso. Sono un fantasma.

(pausa)

Di nuovo.

 

 

Con un sospiro, Xena esce dall'ombra e si mette in piedi proprio sulla soglia. Mentre Gabrielle prende una pergamena dal tavolo accanto a lei, i fanciulli cominciano a sederlesi intorno formando un crocchio ai suoi piedi, alzando su di lei occhi brillanti di aspettativa.

 

Xena non può impedirsi il sorriso che le spunta sulle labbra, ma che sparisce rapidamente quando una lunga ombra si staglia sul gruppetto riunito. L'ombra si muove e un uomo, alto anche se leggermente curvo dagli anni, fa il suo ingresso nella grande stanza. In apparenza anziano quanto Gabrielle, ha un aspetto vagamente familiare, ma Xena non riesce immediatamente ad individuarlo. Poi l'uomo inciampa su qualcosa a terra, e la sua identità diventa subito evidente.

 

XENA

Virgilio.

 

I suoi occhi si assottigliano mentre sente scorrerle dentro una sensazione che riconosce facilmente come gelosia. Quella sensazione si fa più forte quando vede Gabrielle salutarlo con un sorriso radioso e porgergli la guancia per riceverne un bacio, che lui subito le schiocca.

 

XENA

(sospirando)

Oh, Gabrielle...
Speravo tanto...

 

I suoi occhi si spalancano.

 

XENA

(proseguendo)

Speranza. Ecco di che si tratta.
La mia speranza. Per te.

(pausa)

Per noi.

 

Xena osserva in silenzio mentre Virgilio si allontana, radunando intorno a sé diversi bambini che richiedono la sua attenzione a gran voce. Lui è a suo agio con loro, allegro e sorridente, e a Xena appare evidente che gli vogliono molto bene. Come Gabrielle.

 

Con un altro sospiro, Xena sta quasi per voltarsi ed andarsene, quando Virgilio torna verso la poltrona di Gabrielle e le si accomoda accanto. Prende la mano di lei nella sua e la stringe gentilmente prima di rilasciarla.

 

Ma qualcosa le tiene i piedi inchiodati al suolo, e continua a guardare mentre Virgilio e Gabrielle, da buoni bardi, si preparano a rendere felici il gruppo di bambini.

 

Malgrado tutto, Xena sorride mentre il suono della voce di Gabrielle, sostanzialmente immutata anche dopo i tanti anni chiaramente trascorsi, ricrea il suo consueto incantesimo sui fanciulli. Anche se le parole sono pronunciate in tono morbido a beneficio di orecchie giovani, ed in un caso, quasi addormentate, il tono melodioso della sua voce ha come sempre un potere calmante sull'anima spesso tormentata di Xena.

 

Xena studia attentamente Gabrielle mentre parla. Gli anni sono stati benevoli con lei. Risplende letteralmente di pace ed appagamento, e una gioia che Xena a volte ha temuto fosse persa per sempre le brilla luminosa negli occhi.

 

Xena sposta lo sguardo su Virgilio, il cui sorriso rievoca così tanto quello di suo padre, ed una nuova fitta dolorosa la pervade.

 

XENA

Avrei dovuto esserci io.

(pausa)

Dovrei esserci io.

 

Il racconto termina, e i fanciulli applaudono, chiedendone altri a gran voce. Xena dà un ultimo, lungo sguardo a Gabrielle come a volerne conservare l'immagine nel cuore. Muove un passo per andarsene, poi si ferma.

 

XENA

(proseguendo)

No.

 

 

Resta un attimo sospesa, tra il desiderio di andarsene e quello di restare.

 

XENA

(proseguendo)

No. Se è la speranza che è in discussione, allora
si tratta della mia speranza. Non solo
per Gabrielle, ma anche per me.

 

Sospira, poi si volta.

 

XENA

(proseguendo)

Non me ne andrò così.

(pausa)

Non posso. Noi ci apparteniamo, e
io ci credo con tutto il mio cuore.

 

 

Prendendo un gran respiro, torna verso la soglia, e muove un passo all'interno.

 

Gabrielle alza lo sguardo dai bambini, attirata come sempre dal legame tra le loro anime. Il suo sorriso è più radioso della luce del sole.

 

GABRIELLE

Xena!!

 

Anche Virgilio solleva lo sguardo, e incontrando gli occhi di Xena, sorride. Un sorriso che si accompagna ad un rossore in volto, e con una scrollata di spalle imbarazzata, si alza dalla poltrona su cui sedeva al fianco di Gabrielle e si allontana rapidamente.

 

VIRGILIO

(muovendo solo le labbra)

Scusa.

 

Sorpresi dall'esclamazione di Gabrielle, i bambini si girano. Poi sorridendo anch'essi, saltano in piedi e circondano Xena, attaccandosi alle sue gambe ed alla vita, salutandola con un'esuberanza che solo i fanciulli posseggono.

 

E d'un tratto, lei li riconosce tutti, dal più piccolo (il suo bis-nipote da parte di Evi) al più anziano (uno di quelli di Virgilio). Mentre si china per abbracciarli tutti, una ciocca di capelli bianchi—i suoi stessi, intuisce—le oscurano la visuale. Può avvertire il dolore in ogni articolazione, la tensione nella pelle di ogni cicatrice, ogni ferita che abbia mai ricevuto in battaglia, e capisce di non essere mai stata più felice in vita sua.

 

 

Si era preoccupata che varcando quella soglia potesse cambiare il futuro. Ma ora capisce di essere stata da sempre parte di esso.

 

Si raddrizza, sentendo la presenza di Gabrielle al suo fianco, e spalanca le braccia all'amore della sua vita. E si stringono l'una all'altra, amorevolmente, intensamente.

 

GABRIELLE

Bentornata a casa, Xena.
Bentornata a casa.

 

Un lampo luminosissimo si accende, e la scena si dissolve in un milione di schegge scomparendo nell'oscurità.

 

STACCO SU:

 

INT. TEMPIO DELLE VIRTÙ - SERA

 

Gabrielle sorride mentre la visione nello specchio si frammenta in nulla.

 

GABRIELLE

Farò tutto quello che potrò per
trasformare questo sogno in realtà, Xena.

 

 

Con un grugnito Janos si alza dalla sedia. È chiaro che le prove non stanno andando come si aspettava. Attraversata a grandi passi la stanza, va a mormorare qualcosa di inudibile al sacerdote, poi torna da Gabrielle, con espressione accigliata.

 

Gabrielle sogghigna.

 

JANOS

Siamo ancora distanti dalla fine, Gabrielle.

 

GABRIELLE

Per quanto mi riguarda, Janos,
era finito prima di cominciare.

(pausa)

Xena è una donna ammirevole.
Se tu hai bisogno di un artificio
simile per provarlo, bene. Io no.

 

Janos borbotta e si riaccomoda sulla sua sedia.

 

JANOS

Vedremo.

 

STACCO SU:

 

EST. MONDO DEI SOGNI DI XENA - GIORNO

 

Xena si risveglia in un accecante tormenta di neve. Davanti a lei a perdita d'occhio una terra desolata battuta dall'inverno. Ad est densi cumuli di nubi oscure, apparentemente indifferenti anche ai gelidi venti che soffiano. Ad ovest, un rasserenamento all'orizzonte promette un po' di sollievo dalla tempesta.

 

Xena indossa i suoi abiti di pelle, gli stivali, ed un mantello di lana. Ma non ha né armi né armatura. La neve in continuo aumento le arriva quasi sotto ai ginocchi. Dopo aver scrutato il panorama in tutte le direzioni, alla fine decide di dirigersi ad ovest e s'incammina.

 

Durante la strada, comincia a passare accanto a quella che capisce essere una lunga, anche se piuttosto sparpagliata fila di persone infreddolite, malridotte e coperte di fuliggine dirette nella sua stessa direzione.

 

Un uomo anziano e rinsecchito con una lunga barba arruffata solleva una mano in cenno di saluto quando il suo sguardo incrocia quello di Xena.

 

UOMO

Guerriera.

 

Xena annuisce.

 

L'uomo strizza gli occhi per vederla attraverso la neve che cade fitta, quindi annuisce tra sé a sua volta, soddisfatto.

 

UOMO

(proseguendo)

Non pensavo infatti che fossi una di loro.

 

XENA

Loro?

 

 

UOMO

I banditi che hanno bruciato il nostro villaggio.

(pausa)

Bastardi. Non avevamo due denari uno
sull'altro e loro ci hanno lo stesso depredato,
e poi distrutto le nostre case per divertimento.

 

Il vecchio sputa nella neve, poi si passa la mano sulla bocca.

 

UOMO

(proseguendo)

Ora c'è solo morte dietro di noi.
E davanti a noi, con questa tormenta.

 

Il vecchio sospira.

 

UOMO

(proseguendo)
Gli dèi siano con te, Guerriera.

 

Xena alza una mano, e l'uomo scompare nella tempesta sempre più impetuosa.

 

DISSOLVENZA INCROCIATA SU:

 

EST. MONDO DEI SOGNI DI XENA - GIORNO

 

La tempesta è quasi raddoppiata d'intensità. Xena continua a camminare, piegata nel vento turbinoso. Ha la testa letteralmente sprofondata nel cappuccio del mantello.

 

Alza la testa nell'udire un debole pianto. Un uomo, una donna e due bambini piccoli, stanno muovendosi a fatica, lottando contro la tormenta. Indossano solo stracci sporchi di nerofumo che non possono ripararli molto dall'aspro gelo.

 

Un bambino di circa quattro anni sta strillando mentre sua madre disperata lo solleva tra le braccia estraendolo dalla neve. Ha il faccino di un rosso acceso, ma le mani e i piedi sono nudi e innaturalmente pallidi.

La donna se lo stringe al seno con tutte le forze, ma affamato e infreddolito, il piccolo è inconsolabile.

Xena si dirige verso la famiglia in difficoltà, e si affianca a loro.

Quando la madre la vede, si ferma e stringe ancora di più il figlio a sé, come uno scudo.

 

MADRE
Chi sei? Cosa vuoi?
(pausa)
Non abbiamo niente! Ci hanno preso
tutto! Ti prego, lasciaci stare!

 

Xena li guarda uno ad uno, scorgendone la pelle inflaccidita e smunta e gli occhi spenti, quasi vuoti che le rimandano lo sguardo.

Portandosi una mano alla gola, si slaccia il mantello e se lo lascia scivolare dalle spalle, porgendolo alla donna.

 

XENA
Per la tua famiglia.

 

La donna si scosta da lei, come se Xena le avesse puntato contro un'arma, e lancia un grido. Il bambino tra le sue braccia si unisce al suo grido, mentre la sorellina che non può avere più di sette anni, china il capo contro il fianco di suo padre, con gli occhi strettamente chiusi per la paura.

 

XENA
(proseguendo)
Prendilo. È caldo.

 

 

La donna e suo marito continuano a fissarla come se fosse un demone spuntato dalle profondità degli inferi, che parlasse una lingua sconosciuta.

 

XENA
(proseguendo)
Avanti. Prendilo.

 

Dopo un lungo momento, il padre si fa avanti, con l'aria di un cane bastonato che striscia verso il suo padrone, non ben sicuro se l'aspettino altre legnate o delle lodi. Tende la mano tremante e prende il mantello dalle dita di Xena, arretrando subito per tornare accanto alla moglie ed ai bambini. La fissa con occhi incavati e tondi, cupi e sospettosi, anche mentre stringe il mantello con una presa ad artiglio, tenendolo al petto come se temesse che lei gli chiedesse di restituirlo.

Dalle sue labbra non escono parole di ringraziamento.

Xena fa un cenno col capo come se ce ne fossero state, e prosegue per la sua strada.

 

STACCO SU:

 

INT. TEMPIO DELLE VIRTÙ - NOTTE

Gabrielle e Janos osservano attentamente la scena che si svolge davanti a loro. Senza parlare, tanto sono presi dagli sviluppi del dramma sotto i loro occhi.

 

STACCO SU:

 

EST. MONDO DEI SOGNI DI XENA - GIORNO

La tempesta, pur ancora intensa, si è in parte attenuata. Ma come a pareggiarne la diminuzione, un gelo pungente da inebetire è calato a prenderne il posto. Xena cammina veloce, mantenendo il calore attraverso il movimento. Come migliaia di aghi di ghiaccio, la neve le punge il volto e il corpo un pò dappertutto. I suoi occhi si assottigliano nel notare una serie di tracce insanguinate sulla sinistra del suo sentiero.

Spiccando la corsa, le segue finché non arriva alla persona che le ha lasciate.

Si tratta di un uomo, tanto vecchio da apparire decrepito. È emaciato. La sua pelle sembra essere attaccata alle ossa solo per forza di volontà. Una leggera tunica, ridotta a brandelli dalla tempesta, è il solo abito che indossa. Ha i piedi nudi e sanguinanti. Al suo fianco ha una donna anziana quanto lui, avvolta anch'essa in una tunica strappata e logora. Gli occhi della donna sono completamente spenti, senza una scintilla di vita all'interno, e lei si muove alle sollecitazioni dell'uomo, come una marionetta. È evidente che se dipendesse da lei, si fermerebbe lì a morire.

Per questo, lui continua ad avanzare zoppicando su piedi congelati e sanguinolenti, muovendosi solo per tenere entrambi in vita.

Xena si avvicina, e l'uomo si gira verso di lei, lacrime trasformate in ghiaccio su quelle guance battute dal vento, e una domanda negli occhi.

 

XENA
I tuoi piedi. Non resisterai
ancora molto così.

 



VECCHIO
Che posso farci? Se mi fermo,
moriremo entrambi. Lei non si muoverà
senza di me. E io non continuerò senza di lei.
(pausa, in un bisbiglio)
È tutto quello che ho.

 

Xena lo guarda da vicino. Riesce a scorgere l'amore e la dedizione assoluta negli occhi dell'uomo. La dedizione per la donna che è sua moglie. Riconosce quello sguardo, per averlo avvertito nei propri occhi troppe volte per contarle, e decide immediatamente.

Curvandosi, costringe le proprie dita rese insensibili dal freddo a sciogliere i lacci congelati dei suoi stivali.

 

VECCHIO
(proseguendo)
Che stai facendo?

XENA
Va bene così.

VECCHIO
Ma...

XENA
Va bene così.

 

Finalmente entrambi gli stivali si sfilano dai suoi piedi, gonfi di umidita e di gelo. Si rialza, tenendoli in mano.

 

XENA
(proseguendo)
Ecco. Ti aiuto a metterli.

VECCHIO
Io non posso...


XENA
Sì che puoi. Alza il piede.

VECCHIO
Ma…

XENA
(lentamente, ma risoluta)
Alza il piede. Forza.

 

 

Lasciando la mano della moglie, l'uomo solleva il piede e lo infila, con una smorfia di dolore, nello stivale di Xena che sembra attenderlo come una bocca spalancata. Lei gli accomoda bene il piede dentro, poi rapida gli lega i lacci più strettamente che può. Anche per il secondo piede l'operazione è altrettanto veloce.

 

XENA
(proseguendo)
Dovrai andare da un guaritore una
volta giunto alla tua destinazione,
ma per ora dovrebbe bastare.

 

Il vecchio si guarda i piedi, mentre nuove lacrime gli solcano le guance.

 

VECCHIO
Io... Io non so come ringraziarti.

 

Xena gli rivolge un debole sorriso, cercando di ignorare le acute fitte di dolore che sente ora nei propri piedi nudi.

 

XENA
Mi fa solo piacere averti aiutato.
(pausa)
Vai ora. Buona fortuna ad entrambi.

 

Prima che l'uomo possa risponderle, Xena si volta e riparte di corsa verso l'ovest e il brillante chiarore all'orizzonte.

 

STACCO SU:

 

EST. MONDO DEI SOGNI DI XENA - NOTTE

La tempesta ha mollato la presa sul luogo, e il buio ha coperto tutto sotto il freddo lucore di stelle brillanti come gemme, sparse sull'arazzo di velluto del cielo notturno. Xena continua la sua corsa. Il fiato le esce dai polmoni sotto forma di nuvole di vapore; i piedi, pieni di tagli e intorpiditi, stanno lasciandosi dietro una traccia di sangue che anche il bandito più idiota seguirebbe senza difficoltà. È affamata, assetata, e sta sfiorando l'ipotermia. Corre cercando sia di allontanare la stanchezza che la invade che di mantenere il calore corporeo.

La notte è silenziosa, come solo le notti acutamente gelide come quella sanno essere, ma il silenzio è rotto dalle grida soffocate di una giovane donna. I sensi di Xena le colgono, e lei cambia direzione, deviando i propri passi verso quei suoni.

 

Si arresta di fronte ad una madre e al suo figlio neonato, stretti l'uno all'altra nella neve. La donna indossa un abito a brandelli. Il bimbo è avvolto in qualche benda e nient'altro. Ha la pelle bianca come la neve intorno, e le labbra bluastre. La giovane alza il viso che è l'immagine raggelata della paura e dell'angoscia.

 

Xena si accovaccia accanto a loro, ignorando le fitte strazianti che le attraversano le articolazioni quasi congelate.

 

XENA

Che succede?

 

 

DONNA

Il mio... il mio bambino... non...non
riesco a svegliarlo... non prende
il latte... non piange nemmeno...

 

Xena tende le braccia.

 

XENA

Posso?

 

La donna guarda Xena, non capendo. Poi con un sospiro basso e disperato, le passa il bambino.

Xena prende il piccolo, stringendolo a sé. La sua pelle sembra di marmo, fredda e rigida mentre le giace immobile tra le braccia. Lei gli posa una mano sul petto, ma la sua stessa pelle è ormai così priva di sensibiltà da impedirle di capire se stia respirando. Girandogli il viso verso di sé, accosta la guancia e attende. Un leggero, debolissimo soffio d'aria gliela scalda, seguito da un altro, e un altro ancora.

 

DONNA
È...?

XENA
È vivo, ma quasi assiderato.


La donna arrossisce e distoglie gli occhi.


DONNA

Io ho cercato di tenerlo caldo, ma...


XENA
Lo so.

 

Xena culla il bimbo al seno, cercando di comunicargli un po' del proprio scarso calore. Il piccolo si muove leggermente, sbatte le palpebre aprendole, prima di lasciarle ricadere di nuovo.

 

DONNA
Ma perché non si sveglia?

XENA
Il freddo. Lo fa addormentare.

 



DONNA
Morirà?

 

Gli occhi di Xena incontrano quelli della donna, rivelandole l'evidente risposta. La donna impallidisce e sposta di nuovo lo sguardo.

 

DONNA
(proseguendo, in un sussurro)
Ti prego... aiutalo...


Restituendo il bimbo alla madre, Xena si alza e comincia a sfilarsi le spalline del suo abito di pelle. Se lo lascia scivolare lungo le spalle, poi armeggia con le dita gelate e torpide sui lacci, che si sciolgono, liberando l'abito che le ricade ammucchiato ai piedi nella neve. Scavalcandolo, lo solleva per una spallina e torna ad avvicinarsi alla donna.

La donna la guarda, confusa, ma riconsegna il figlio a Xena senza esitazioni.

Xena prende il bambino e lo infila nella sue pelli. Gli allaccia rapidamente e strettamente l'indumento intorno, fino ad avvolgerne confortevolmente il gracile corpicino. Poi afferra l'orlo della propria veste e ne strappa una lunga striscia, che arrotola sulla testa del bimbo a formare un rozzo copricapo per aiutarlo a conservare tutto il calore che il suo corpo riesca ad accumulare.

Con espressione cupa, rende il bimbo alla madre.

 

XENA
È il meglio che posso fare.
Dovrai camminare di notte, più
veloce che puoi, e fermarti alla
prima casa che troverai. Se si
sveglia, cerca di allattarlo.
Il latte dovrebbe riscaldarlo.

 

La donna fissa Xena, con gli occhi luccicanti di gratitudine.

 

DONNA
(quasi singhiozzando)
Ti ringrazio. Oh, tu sia benedetta.
Gli hai salvato la vita.

 

Xena scuote la testa.

 

XENA
Non è ancora salvo.

 

Xena aiuta la donna a rimettersi in piedi, istradandola nella giusta direzione.

 

XENA
(proseguendo)
Va', ora. Presto.

 



DONNA
Grazie. Gli dèi siano con te.
Non ti dimenticherò mai. Mai.

 

Xena resta a guardare la donna che parte in una corsa disordinata, trascinando i piedi, verso ovest. Un momento dopo, coperta solo dalla sua veste lacera, si avvia nella stessa direzione.

 

STACCO SU:

 

EST. MONDO DEI SOGNI DI XENA - PRIMA DELL'ALBA

Xena ha corso tutta la notte, ma è evidente che è allo stremo delle forze. Il gelo le ha invaso l'intero corpo. I piedi continuano a perdere sangue. Il viso è smorto, e la sua espressione è congelata in una smorfia. La sua pelle ha lo stesso colore della neve caduta di fresco, e labbra ed unghie sono di un blu scuro. Gli occhi sono cerchiati di ombre grigie, e le palpebre le ricadono continuamente mentre cerca di resistere al seducente richiamo del sonno da ipotermia.

Incespica, si raddrizza, poi incespica ancora, cadendo nella neve. Si rialza a fatica, fa qualche altro passo barcollante, e ricade.

 

 

Questa volta non si risolleva. Il mondo intorno a lei diventa grigio, poi nero e il suo corpo abbandona finalmente la coraggiosa lotta contro il sonno e il gelido tocco della morte.

 

STACCO SU:

 

INT. TEMPIO DELLE VIRTÙ - PRIMA DELL'ALBA

Mentre l'immagine nello specchio scompare, Gabrielle salta in piedi, solo per essere nuovamente trattenuta da Janos. Lo scaccia con un gesto della mano come se non fosse altro che un fastidioso insetto, e corre al tavolo sul quale giace immobile Xena.

 

GABRIELLE
Xena!
(pausa)
Xena, svegliati!
Svegliati, maledizione!

 

 

Ma Xena non si muove. Gabrielle l'afferra per le spalle, sussultando interiormente nel toccare quella carne gelida, e la scuote una, due, tre volte. Il corpo floscio di Xena reagisce alle sue sollecitazioni come quello di una bambola di pezza.

 

GABRIELLE
(proseguendo)
Svegliati!!! Xena, ti prego!
Svegliati!!

 

Abbandonando il corpo inerte della compagna, Gabrielle si gira verso il silenzioso sacerdote, digrignando i denti dalla rabbia.

 

GABRIELLE
(proseguendo)
Svegliala. SUBITO!

 

Il sacerdote scuote lentamente il capo.

Gabrielle lo agguanta per le pieghe della veste e lo tira a sé, finché i loro volti sono solo a pochissimi centimetri di distanza.

 

GABRIELLE
(proseguendo)
Ho. Detto. SUBITO!!!
(pausa)
Sta morendo! Non lo vedi?!?
Sei cieco?!?!?

 

 

Janos si alza in piedi.

 

JANOS
Gabrielle.

 

Gabrielle si volta senza lasciare la presa sul sacerdote.

 

GABRIELLE
(con un ringhio)
Tu!

JANOS
Gabrielle, guarda.

 

Janos indica lo specchio.

Gabrielle si blocca, poi si gira ancora, scrutando lo specchio in cui il nero uniforme sta dissolvendosi in un grigio turbinoso. Lascia andare lo sventurato sacerdote e si rimette a guardare.

 

STACCO SU:

 

EST. MONDO DEI SOGNI DI XENA - ALBA

Una fanciulla giovanissima, poco più che una bambina che abbia appena imparato a fare i primi passi, e vestita di abiti logori e troppo grandi per lei, si avvicina al corpo nella neve e tende una mano verso la spalla gelida, dandole un colpetto.

 

FANCIULLA
Svegliati.

 

Non ricevendo risposta, le dà un altro colpetto, un po' più forte.

 

FANCIULLA
Svegliati!

 

Il padre della ragazzina alza lo sguardo, scrollando la testa.

 

PADRE
Lasciala stare, Larissa. È morta.

 

Il "cadavere" emette un lamento, e gli occhi di Xena si aprono faticosamente.

 

XENA
(con voce roca)
Non... ancora... morta.

 

Larissa sobbalza, sorpresa, poi sorride, e le tende una coperta consunta.

 

LARISSA
Tieni.

 

Facendo appello alle sue ultime energie, Xena scuote la testa.

 

XENA
No. Tienila... tu...


LARISSA
Tieni. Per favore?

 

Xena scuote di nuovo la testa.

Larissa si gira verso suo padre, confusa.

 

PADRE
(tristemente)
Vieni via, Larissa. Non accetterà
della carità da gente come noi.

 

Nel sentire quelle parole, Xena lotta per sollevare il capo. Ma le mancano le forze e ricade di nuovo sulla neve.

 

XENA
No. Non... perché... Voi dovete...

 

Richiude gli occhi, prosciugata nel corpo e nello spirito.

 


La madre di Larissa si avvicina al marito.

 

MADRE
Non capisco.
Ha dato tutto quello che aveva.

PADRE
No, non tutto.
(pausa)
Le resta il suo orgoglio.
Finché lo conserverà,
nessuno potrà aiutarla.

 

La madre sospira.

 

MADRE
Com'è triste.

PADRE
(stringendosi nelle spalle)
È la vita.
(a Larissa)
Vieni via, piccola. Abbiamo ancora
molta strada da fare prima
di arrivare al villaggio.

 

Ma la bimba volta testardamente le spalle a suo padre, e dà un altro colpetto a Xena, ed altri ancora finché la guerriera non riapre gli occhi. Le porge la coperta.

 

LARISSA
Tieni. Per favore?

 

 

Fissando gli occhioni scuri e seri della fanciulla, Xena comprende che a volte, ricevere può essere ugualmente prezioso che dare. Con le poche forze che le restano, tende la mano e prende la coperta che le è stata offerta, portandosela al petto. Il sorriso radioso di Larissa è l'ultima cosa che vede.

 

XENA

Ti... ringrazio...

 


VOCE
(fuori campo)
Ha mostrato la virtù della
Carità, sia nel dare che nel ricevere.
Sono compiaciuta. La prova è superata.

 

L'immagine si spezza in tante brillanti schegge di luce, che turbinano e scompaiono in una densa nebbia grigia che si intensifica fino al buio più totale.

 

DISSOLVENZA.

 

 

FINE DELL'ATTO 3

 

 

ATTO 4