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ATTO 2


APERTURA SU:

INT. SALA DA BAGNO - GIORNO

Uscendo dalla vasca, Gabrielle trasale quando i suoi piedi toccano il gelido pavimento. Afferra un panno di lino consunto e inizia ad asciugarsi, guardando altrove mentre lo fa, così da non vedere come è diventato il suo corpo dopo mesi di incuria.

Detersasi per quanto possibile, prende i suoi abiti e si riveste, stirando il tessuto spiegazzato con i palmi delle mani, e inalando un respiro profondo prima di lasciarlo andare in uno stanco, triste sospiro.

Dando un'ultima occhiata alla minuscola stanza, si getta la sacca sulla spalla ed esce nel corridoio male illuminato, guardando prima a sinistra, poi a destra, cercando di decidere la direzione. Il profumo di cibo in cottura le giunge dalla sinistra, e anche se il suo stomaco le fa udire le sue rimostranze, si dirige da quella parte, spronata dalla promessa fatta a quella gente.

STACCO SU:

INT. CUCINE - GIORNO

Le cucine sono piccole e affollate di persone che le lanciano sguardi spenti, e a volte di disapprovazione, mentre passa loro accanto. Anche se nessuno è apertamente scortese, è ovvio che la vedono come un'altra indesiderata bocca da sfamare, e straniera per di più.

La fila avanza, e lei prende un piatto, porgendolo verso una pallida vecchia che le versa dentro qualcosa di indefinibile. All'estremità del tavolo vi sono boccali di legno pieni di acqua fresca, e lei ne prende uno, poi scivola via dalla massa brulicante di persone, determinata a cercarsi un angolo tranquillo per mangiare, ma non certa di trovarlo.

Un silenzio cade sulla sala, mentre un uomo bruno, alto e magro, fa il suo ingresso. Scorge Gabrielle immediatamente e si dirige verso di lei.

AMUN
Io sono Amun, consigliere di sua Maestà.
Ti è stato riservato un posto.
Se vuoi seguirmi,
ti ci condurrò.

GABRIELLE
(annuendo riconoscente)
Ti ringrazio.

DISSOLVENZA INCROCIATA SU:

INT. ALLOGGI - GIORNO

Lo spazio è sorprendentemente grande. E anche più sorprendentemente, vuoto. Dieci pagliericci sono disposti in file ordinate lungo il pavimento. Gabrielle è seduta in uno dei più lontani dalla porta, in un angolo semi-illuminato, la sua roba sparsa intorno.

Lontano da occhi indiscreti, posa il piatto in gran parte pieno a terra e lo dimentica mentre fruga nella sua sacca da viaggio per estrarne la pergamena e la penna. Spiegando il rotolo, lo fissa, aspettando che le parole le arrivino, ma la sua mente si rifiuta di scaturirle.

GABRIELLE
Grandioso. Anche la mia musa
mi ha abbandonata.

Lentamente ripiega il rotolo e lo ripone accuratamente nella sacca. La mano sfiora l'urna contenente le ceneri di Xena, e dopo una breve esitazione, solleva l'urna, la estrae e se la posa in grembo, tenendola tra entrambe le mani protettivamente.

La fissa a lungo, persa nei suoi pensieri, prima di alzare la testa, scacciando lacrime di un dolore vivo.

GABRIELLE
(sussurra)
Xena?
(pausa)
So che dovunque tu sia,
puoi sentire i miei pensieri.
E voglio che tu sappia che
anche se non siamo insieme
in questo momento, io ti amo ancora
(pausa)
con tutto il mio cuore. E mi manchi.
Più di quanto saprai mai.

Una lacrima cade sulla lucida superficie nera dell'urna, e lei l'asciuga accuratamente con il pollice.

GABRIELLE
(proseguendo)
So che potresti non capire
perché ti ho chiesto di andartene.
A volte non lo capisco neanch'io.
Ma sento che ho bisogno di... questo.
Di questo tempo da trascorrere da sola
coi miei pensieri. E con le mie emozioni.
Fa male... da morire.
Ma so che è meglio così.
(sospirando dolorosamente)
Deve esserlo.

Scoppia a piangere per un momento, poi si riprende con la forza d'animo che la contraddistingue.

GABRIELLE
(proseguendo)
Ricordo una volta, molto tempo fa,
quando cercavi di insegnarmi
le arti mediche. E mi dicesti
che dovevo sempre rammentarmi
di togliere con cautela le bende,
perché rimuovendole con troppa fretta,
avrei riaperto la ferita, e
ci sarebbe voluto molto di più per guarire.
(pausa)
Ecco cosa sono adesso, Xena.
Una ferita aperta.
E con te che... apparivi e scomparivi
dalla mia vita a quel modo,
non c'era verso che io guarissi.
Per questo ho dovuto allontanarti,
per poter guarire. Spero solo che
un giorno tu possa capire.

Sollevando l'urna con reverenza, posa un tenero bacio sul coperchio e poi se la stringe contro la guancia.

GABRIELLE
(proseguendo)
Rammenti quando una volta ti dissi che
c'erano due tipi di lacrime, Xena?
Quelle per coloro che ci lasciano e quelle per
coloro che non vorremmo mai lasciare andare?
Beh, quelle parole hanno adesso più significato
che mai. E non ti dirò addio, Xena.
Perché saremo di nuovo insieme.
Un giorno.

DISSOLVENZA INCROCIATA SU:

EST. LIMBO NEBBIOSO

Xena si volta e guarda dall'una all'altra delle due alternative. Muove un passo verso il buio. Poi si ferma, accigliata fissando la luce oltre la sua spalla.

XENA
Non può essere così semplice.
(riflettendo)
Scegli con giudizio?

Si volta a guardare verso la roccia dove lei ed il vecchio si erano seduti.

XENA
(proseguendo)
(con espressione interrogativa)
Provare a nascondersi dalla luce...

Guarda la luce.

XENA
(proseguendo)
cercando le tenebre.
Ma certo, è una prova.
Per trovare ciò che voglio davvero,
la vera risposta è nella luce.

Con quelle parole si gira e avanza verso la luce. Mentre le si avvicina, questa lampeggia. Sembra avvolgerla e lei svanisce. E quando è scomparsa, la luce si attenua fino a diventare buio mentre la tenebra si illumina.

Lo sconosciuto riappare, scuotendo solo la testa mentre guarda prima il buio che ha ingoiato Xena, e poi quella che adesso si è trasformata in una luce brillante.

SCONOSCIUTO
E' stato per il tuo bene, Xena
(pausa)
Nel tuo cuore, lo sai.

 

STACCO SU:

INT. ABISSI DELL'INFERNO

Nel cuore stesso dell'Inferno, LUCIFERO se ne sta piegato su quella che appare come una roccia dalla cima piatta, ridacchiando soddisfatto su qualunque cosa stia guardando. Dietro di lui, una pesante porta si apre con un forte cigolìo, e un rumore di passi echeggia nella caverna. Lui ignora l'intrusione, e continua a guardare verso il basso.

DEMONE 1
(non inquadrato)
Mio signore, ti abbiamo portato
una donna che stava aggirandosi
fuori dalle porte.

LUCIFERO
(ancora voltato dall'altra parte)
Gettatela nelle fosse con gli altri.
Ho da fare.

DEMONE 2
(non inquadrato)
Ma, mio signore...

LUCIFERO
Ho detto che ho da fare! Adesso fuori di
qui, prima che andiate a farle compagnia!

XENA
(VFC)
Oh, andiamo "Lucy".
E' questo il modo di trattare una vecchia... amica?

 

Sentendo la voce, Lucifero si volta, incollerito. Una Xena dall'aspetto apatico e spento, è in piedi tra due demoni. I suoi occhi sono inespressivi, come morti, svuotati di ogni emozione. Ringhiando il suo nome, il demone vola attraverso la sala e l'afferra per il collo, stringendole la gola con tutta la sua forza.


Ma Xena è un fantasma, e la mossa non è di molto effetto su di lei. Rendendosene conto, si ferma, ma non la libera.

LUCIFERO
Sai da quanto aspettavo questo?
Quante volte ho sognato
la tua eterna tortura?

XENA
(freddamente)
Me lo immagino.

LUCIFERO
E ora, finalmente.
Sei mia.
Corpo.
E anima.

XENA
(in tono confidenziale)
Fossi in te, mi farei
restituire i denari. Hai fatto
davvero un pessimo affare.

LUCIFERO
(ridendo)
La morte non ti ha cambiata, Xena.
Sei sempre la solita vipera
dall'atteggiamento insopportabile.

Le accarezza la guancia con un lungo artiglio.

LUCIFERO
(proseguendo)
Sarai una
bellissima
bestiolina nel mio zoo.

Xena sorride, ma è un sorriso senza voglia.

XENA
Non sapevo che
ti occupassi di fiere.

LUCIFERO
(ridendo)
Oh, io mi occupo di molte cose, Xena.
La maggior parte delle quali me l'hai insegnata tu.
(pausa)
Dimmi... perché sei qui?

XENA
(stringendosi nelle spalle)
Ero nelle vicinanze.
Ho pensato di fare un salto.
Una chiacchierata sui vecchi tempi.
Sai com'è.

LUCIFERO
Lo so. Lo so eccome.
(guardandosi attorno)
E dov'è la tua appetitosa amichetta?
Mi piacerebbe mettere le grinfie anche su di lei.

XENA
(con indifferenza)
Io sono morta. Lei no. C'est la vie.

LUCIFERO
(sogghignando)
Così vanno le cose, vero?
Povera, povera Xena, condannata
a trascorrere l'eternità da sola mentre
la sua piccola e dolce anima gemella
continua con una nuova
vita, un nuovo amore. Presto,
non sarai più neanche un ricordo.

Lucifero lascia la presa su Xena e si tocca il punto sul torace dove dovrebbe essere il cuore, se ne avesse uno.

LUCIFERO
E' come se ti colpisse proprio qui,
vero?

XENA
(imperturbabile)
Credi quello che vuoi.



LUCIFERO
Oh, lo farò. Lo farò.
Un'eternità a guardarti soffrire.
Penserei quasi che sia un dono da
(indicando in alto)
‘Lui’.
Tu non eri esattamente una delle sue
favorite alla fine, eh?
(il silenzio di Xena non inquadrata)
Perché sei qui davvero, Xena?

XENA
(sorridendo)
Forse volevo solo andare dove
una pollastra morta come me
potesse ancora prendere a calci
qualche sederino.

La risata di Lucifero riempie la caverna. Fa scivolare un braccio intorno alle spalle di Xena, compiaciuto che lei non si opponga.

LUCIFERO
Sai, sono tentato di
farti fare un tour personalizzato
dei miei punti caldi preferiti
(ridacchiando alla propria battuta)
ma non vorrei che
ti piacesse troppo.

XENA
(stringendosi nelle spalle)
Che vuoi che ti dica?
Ho molte doti.

LUCIFERO
Eccome se le hai. Doti che sono certo
potrò mettere a buon uso.
Ma non è che posso fidarmi
di te, non credi?

XENA
D'accordo.
(pausa)
Lo ammetto, l'ultima volta che ci siamo incontrati,
sono stata un po'...

LUCIFERO
(interrompendola)
Intrigante? Sleale?
Ingannevole?

XENA
Proprio il genere di persona di cui
hai bisogno quaggiù. Avanti,Lucy.
Dammi un'altra occasione.

LUCIFERO
Un'occasione?!? A te?? Come quella che
mi hai dato tu prima di tradirmi e
gettarmi in questo abisso puzzolente??

XENA
(accalorandosi)
Oh, andiamo, Lucifero. Dimmi
che non ti piace essere il Re qua sotto.
Dominare su tutti,
giocherellare sadicamente
con le loro anime
(pausa)
o davvero credevi che saresti
mai diventato qualcosa di più di un angelo
di seconda schiera? Sempre
a dover rispondere al cane più alto in grado nel canile.
(pausa)
Se non altro, dovresti essermi grato
per averti fatto il più grosso
favore della tua vita.

Lucifero lascia andare Xena e incrocia le braccia sullo stomaco, letteralmente piegato in due dalle risate. Xena lo osserva, con volto inespressivo, mentre la sua ilarità si placa e lui è di nuovo in grado di raddrizzarsi.

LUCIFERO
Xena, io ti odio.
Odio tutto di te.
Ma per tutto ciò che è blasfemo,
sei l'essere più spudorato
che abbia mai conosciuto.
(pausa)
E questo mi piace in una donna.

XENA
Mi fa piacere che tu approvi.

LUCIFERO
Oh, eccome. Non abbastanza da
credere alla montagna di balle
che stai cercando di rifilarmi,
ma approvo comunque.

XENA
Cosa ci vuole per convincerti
della mia... sincerità?

LUCIFERO
Parliamone.

STACCO SU:

INT. ALLOGGI - MATTINO

Con un rantolo, Gabrielle balza a sedere dal suo giaciglio, affannosamente. Pelle e capelli bagnati di sudore. I suoi occhi, dilatati e impauriti, saettano per la stanza oscura finché si posano sull'urna alla sua destra accanto alla sua testa. Il suo stomaco si contorce dalla nausea mentre gli ultimi residui dell'incubo defluiscono da lei nella fase del risveglio. E' lo stesso che ha avuto ogni notte dalla morte di Xena. L'incubo si fonde nella realtà del presente, comunicandole la verità del suo sogno.

Lei stringe i denti contro la rabbia che sente montarle dentro. Una rabbia che la spinge a desiderare di fracassare quell'urna silenziosa e compiacente. Farla a pezzi e spargerne il contenuto ai quattro venti così da non essere più costretta a vederla e ricordare che la sua realtà è di gran lunga peggiore di quanto potranno mai essere i suoi sogni.

Invece, prende l'urna e la stringe a sé in un quasi disperato abbraccio mentre calma il suo respiro e placa i suoi pensieri.

GABRIELLE
E' ora di riprendersi, Gabrielle.
Non puoi continuare semplicemente a
sopravvivere così. Devi guarire le ferite e
andare avanti con la tua vita.
(pausa)
Devi guarire.
(pausa)
Tutta questa gente conta
sul tuo aiuto. E tu non puoi
darglielo se sei sull'orlo
di crollare ad ogni momento.

Fa un profondo respiro, poi lo rilascia lentamente. La sua espressione si irrigidisce in una di ferma risoluzione, e lei annuisce a se stessa.

Le sue mani sono ferme mentre solleva l'urna verso la luce della torcia, e un leggero sorriso le curva le labbra mentre toglie un granello di polvere dal lucido coperchio.

GABRIELLE
(proseguendo)
Ti è sempre piaciuto
sporcarti.

Ingoiando un'ultima lacrima, ripone con cura l'urna nella sacca, poi alzandosi dal letto, se la lascia scivolare sulla spalla, determinata a far sì che questo giorno finisca meglio di come è cominciato.

STACCO SU:

EST. CAPITALE EGIZIA - GIORNO

Gabrielle e Zenobia insieme ad un pugno di guardie stanno percorrendo la città. Gabrielle è chiaramente turbata dalla distruzione che la circonda. Fiamme ancora divampano in diversi punti, e la puzza di morte e decomposizione sotto il sole caldo è quasi insopportabile. Sciami di mosche hanno invaso la città, e il loro fastidioso ronzio peggiora ulteriormente l'atmosfera già tetra.

GABRIELLE
Che spreco. Deve essere
stata molto bella una volta.

ZENOBIA
Molto bella. Era una gemma
del mio impero. Una delle tante,
forse, ma non per questo
meno preziosa.

GABRIELLE
Come è potuta succedere
una cosa simile?

ZENOBIA
Un comune signore della guerra.
Si fa chiamare Brakus. E' venuto
da occidente. Dalla tua patria.

GABRIELLE
(sorpresa)
Dalla Grecia?

ZENOBIA
Sì. Apparentemente aveva
sentito delle leggende sull'oro
dei nostri templi, e dei tesori
sepolti con i nostri Faraoni defunti,
e ha deciso di prenderne
un po' per sé.

GABRIELLE
Ma come è riuscito un semplice signore della guerra
a contrapporsi alla potenza
dell'esercito egiziano?

ZENOBIA
(accigliandosi)
Questo non lo so. Ci ha sconfitti
quasi ogni volta, invadendoci quando voleva.
Prende ciò che vuole, e uccide tutti quelli che
gli si oppongono. Uomini, armati o disarmati,
donne, bambini. Per lui non fa differenza.

Gabrielle si sporge a raccogliere un pezzo di ordinaria stoffa logora dai raggi spezzati della ruota di un carro. Strofina la stoffa tra le dita, immersa nei suoi pensieri. Poi guarda oltre gli squarci nelle mura della città le forze del signore della guerra ancora accampate. Le loro tende, ben fatte e dai vivaci colori contrastano con l'immensa distruzione all'interno.

GABRIELLE
(riflettendo)
Perché è ancora qui? Mi pare
evidente che non c'è rimasto
molto da prendere.

ZENOBIA
I miei consiglieri, quelli che restano,
credono che sarà soddisfatto solo
quando saremo completamente sterminati.

GABRIELLE
E tu ci credi?

ZENOBIA
(sospirando)
Io... non so cosa altro pensare.
E' come se avesse una questione
personale contro questa città,
e forse, contro l'Egitto.

GABRIELLE
(annuendo)
E non hai idea
di cosa potrebbe essere?

ZENOBIA
Nessuna.

Gabrielle spiegazza la stoffa, stringendola nel pugno. Raddrizza le spalle e solleva il mento. Guarda Zenobia direttamente negli occhi.

GABRIELLE
Bene, non so tu,
ma io non lascerò che
qualche signore della guerra da due soldi
con problemi comportamentali
distrugga questa città e la sua gente.
(pausa)
Pensiamo a come rispedire
questo idiota là da dove viene.

Dopo un momento, un raro, delizioso sorriso si allarga sui bellissimi lineamenti di Zenobia. I suoi occhi scuri s'illuminano di un barlume di speranza che era assente da mesi. Si erge regalmente, con deliberata lentezza, e china la testa con rispetto davanti a Gabrielle.

Gabrielle le restituisce lo sguardo, sorpresa dall'onore che le è stato accordato, poi si volta e si dirige verso le mura, lasciando cadere la stoffa dalle dita.

Si ferma, le mani sui fianchi, osservando il villaggio e cercando di decidere il modo migliore per montare una difesa. Improvvisamente la sua mano scatta ed afferra una FRECCIA che avrebbe trovato il suo bersaglio direttamente nel petto di Zenobia. La guarda, sbalordita lei per prima di averla presa al volo. Poi, la getta velocemente, mentre i suoi occhi scrutano il perimetro.

GABRIELLE
A TERRA!

Gabrielle spinge Zenobia verso una parete dove è protetta da due delle guardie che sono con loro. Poi, lei e le altre tre assumono posizioni difensive. SPADE e SAIS vengono sguainati mentre cercano con lo sguardo gli aggressori.

Guardando verso la cima della muraglia, Gabrielle scorge del movimento. Segnala alle guardie di non muoversi e taglia sulla destra, procedendo rapidamente. Pone le lame lungo gli avambracci, e scatta in una rincorsa elegante, saltando dalla base di un pozzo, fino in cima alle mura.

Mantenendosi in equilibrio, si muove lungo il muro per avvicinarsi agli assalitori. Nell'approssimarsi, riesce a vedere tre esploratori. Uno è armato di spada. Gli altri due impugnano ARCHI. Piantando bene i piedi, sogghigna.

GABRIELLE
Salve, ragazzi.
Bella giornata per una battaglia.

I tre uomini sono sorpresi dalla sua apparizione, ma si riprendono velocemente. Uno estrae la spada e si lancia in avanti, mentre gli altri due incoccano le frecce. Gabrielle è rapida a bloccare il primo colpo dell'assalitore con il sai. Gli strappa la spada dalla mano mandandola a cadere nella corte sottostante.

GABRIELLE
Questo non è molto gentile.

Afferra l'uomo e lo getta di sotto. Questi atterra e resta immobile all'esterno della muraglia. Gabrielle si gira verso gli altri due, che le scagliano le loro frecce nello stesso momento. Si sposta agilmente da un punto all'altro lasciando che entrambe la sorpassino, piantandosi innocue in una parete di legno alla sue spalle. Poi lancia il sai che stringe nella mano destra, colpendone uno al petto. L'uomo cade sul versante interno del muro. Quando lei solleva di nuovo la mano, in essa stringe il CHAKRAM, e il sogghigno le torna sul volto.

L'ultimo arciere alza lo sguardo mentre incocca un'altra freccia. Il sangue gli defluisce dal volto quando vede il chakram nella sua mano.

GABRIELLE
Ah, ah, ah.
E' meglio se non lo fai.

Lui guarda nervosamente verso la linea degli alberi, mettendo immediatamente Gabrielle sull'avviso. E questa scorge circa una mezza dozzina di altri uomini nascosti tra gli alberi.

GABRIELLE
(scuotendo la testa)
Naturalmente.
Non imparano mai.

Stanca adesso di quel gioco, Gabrielle muove verso l'ultimo uomo sul muro e ruotando la gamba gli assesta un calcio, facendolo precipitare di sotto. Poi, si volta e lancia il chakram.

Questo prima batte su una roccia, e colpisce alla testa il primo uomo. Da lui vola al secondo, poi ancora contro un albero per abbattere altri due uomini. Infine rimbalza su un altro albero e ritorna nella sua mano. Gabrielle osserva i due superstiti che scappano all'interno dei boschi. Poi rivolge lo sguardo verso l'ultimo uomo che ha spinto giù dal muro e che sta rimettendosi in piedi faticosamente. Salta giù e gli atterra addosso. Lo respinge al suolo e gli preme la punta dell'altro sai alla gola.

GABRIELLE
Vai a dire a Brakus di lasciare
questa terra e questa gente
in pace.
(spingendogli il sai contro la gola)
Questo è l'unico avvertimento che riceverà.

L'uomo annuisce, tremando in modo evidente.

UOMO
Chi sei tu?

GABRIELLE
La migliore allieva di Xena.

Poi gli si leva di dosso, consentendogli di rimettersi in piedi e correre dietro ai suoi compatrioti.

DISSOLVENZA.


FINE DELL'ATTO 2


ATTO 3